L’incertezza è generata dal concetto, tanto comune quanto erroneo, che concepire sia facile e frequente. Purtroppo le cose non stanno esattamente così.
Ad esempio, il dato diffuso che la maggior parte delle coppie (85%) dovrebbe riuscire a concepire spontaneamente entro un anno è corretto se l’età della donna non supera i 25 anni. Dai 35 anni in poi bisogna provarci per due anni, dando per assunto che non ci siano fattori di infertilità. Questi tempi di attesa possono comunque essere percepiti, comprensibilmente, come molto lunghi.
Inoltre il tasso cumulativo di gravidanza, cioè la percentuale di concepimento spontaneo per ciclo mestruale, è compreso fra il 20 ed il 30%. Ovvero, su 100 coppie che provano a concepire, alla fine del primo mese 30 potrebbero aver concepito, e dopo il secondo mese un altro 30% delle 70 coppie restanti, e così via. L’evento matematicamente più probabile anche in condizioni di normale fertilità quindi non è la gravidanza.
Capirlo e accettarlo significa ridurre il carico psicologico negativo ed il disagio vissuto dalle coppie che cercano il concepimento. L’infertilità è una condizione multifattoriale, cioè può essere generata da molteplici cause, sia maschili che femminili, che possono originare da altrettanti fattori di rischio, congeniti o acquisiti, a volte legati anche agli stili di vita. Ed è una condizione che può causare stati di disagio emotivo e sociale anche importanti.